E MO’ BBASTA – COMUNICATO UFFICIALE DEL CUA

Dice il saggio: “Se vai a dormire col culo che prude, ti svegli col dito che puzza di merda”.

Antico proverbio cinese

Egregi redattori di Inchiostro e Gentili venticinque lettori del blog del CUA,

il Collettivo Universitario Autonomo nella sua interezza desidera ardentemente che questa grottesca polemica si esaurisca nel più breve tempo possibile.

Siamo infatti del modesto parere che esistano modi più piacevoli e produttivi d’impiegare il Nostro e Vostro preziosissimo tempo (esigenza da noi prepotentemente sentita da quando un’anima pia si è premurata d’informarci della fine del ’68, avvenimento questo che ci ha lasciato notevolmente spiazzati oltreché privi di numerosi riferimenti: senza sbirraglia, senza sistema e senza repressione non potremo più essere gli anacronistici romanticoni che tanto vi hanno entusiasmato nelle ultime settimane).

Suvvia è ora di finirla, s’avvicina l’estate, la gente si sveste, maturano le angurie e gli esami non finiscono mai!

Per fugare i residui dubbi, ci teniamo a precisare che:

  • non rientra nei nostri metodi collaborare con singoli, gruppi, squadre di cricket, allevatori di locuste, sciure pavesi impellicciate, mobilieri brianzoli, palazzinari telecomandati, zucche, ombrelli e cincillà che non condividano i nostri metodi e le nostre idee;
  • rimane pressoché valido quanto scritto nella pagina del blog che diede origine alla polemica;
  • certi commenti ci sono anche piaciuti, ma non ci ricordiamo più quali;
  • anche nella situazione ristretta e provincialotta dell’Alma Universitas Ticinensis, è valido il principio secondo il quale chiunque agisca pubblicamente è potenzialmente un bersaglio di critiche, quindi c’è poco da lamentarsi;
  • Chinaglia non passa al Frosinone;
  • Messina-Reggina: X;
  • Non può piovere per sempre.

Certi di aver appianato settimane di barbosi botta-e-risposta telematici, porgiamo distinti saluti ed invochiamo la benedizione del nostro patrono: San Pietrino, protettore degli arrabbiati (abbiamo anke kapito ke il turpilokuio vi urta; speriamo non abbiate nulla kontro ki skrive tutto kon le kappa!).

Pacatamente, serenamente, purtroppamente,

vostro, affezionatissimo,

CUA

TUTTI A VERONA!

 

Antifascisti/e

Il tempo delle parole è finito.

E’ ora di fermare il fascismo, sconfiggerlo si può e si deve!
Lanciamo un appello a tutte le realtà antifasciste, per la costruzione di un corteo autorganizzato e autodifeso, alla manifestazione nazionale antifascista del 17 Maggio a Verona.
Dopo la morte dell’ennesimo ragazzo assassinato dai fascisti, è il momento di dare una risposta fuori dal coro, degli “educatori pacifici pacificati” e dei “circhi” mediatici sciacalli di professione.
In una città dove s’invoca una sicurezza razzista e poliziesca nei confronti d’immigrati, diversi, e non allineati a questo sistema di sfruttamento e repressione, si continua a morire di fascismo.
In queste città si continua a morire nei posti di lavoro per ingrassare la ricca casta imprenditoriale genitrice degli stessi nazifascisti che poi di notte uccidono, accoltellano, e aggrediscono.
Dove c’è profitto c’è sfruttamento, dove c’è sfruttamento ci sono schiavi da reprimere!
Crediamo nella necessità di riportare nelle strade di Verona L’ANTIFASCISMO, che da decenni le istituzioni di destra e sinistra tentano di cancellare con revisionismi d’ogni tipo.
In loro è troppo forte la paura che rinasca una coscienza libera e antiautoritaria, nella società veronese, ormai omologata e supina alle mentalità del profitto e del razzismo.

Questo corteo non accetterà alcuna provocazione interna o esterna.

Non accetteremo nessuna strumentalizzazione dalla stampa asservita, la quale da quando è stato assassinato Nicola, continua nel suo servile lavoro di disinformazione e costruzione di un alibi, per i “poveri” giovani fascisti, in fondo “vittime” anche loro di questa “dissennata” società.
Questa è la tesi che stanno definendo assieme a questura, prefettura, politici, e chiesa.
Non ci interessano i piagnistei ipocriti della cittadinanza silenziosa, che con la sua mentalità gretta e da “borghese di provincia”, ha creato le basi e la tolleranza per questi assassini, come pensiamo siano squallide e complici le figure dei politicanti sinistri veronesi e non.
I vari Valpiana, professionisti della solidarietà parolaia a destra e a sinistra, per non scontentare nessuno, sono sempre pronti a dare solidarietà ai nazisti come Castorina e Mancini o ai carabinieri e alla polizia nelle loro “favolose” operazioni contro compagni/e e antifascisti/e, che quotidianamente lottano per una società libera .
Non credano neppure di avere agibilità e parola gli sciacalli politici alla Welponer e loro sconfitti partiti politici, che per anni nei salotti della politica bene, hanno “filosofeggiato”, mentre il fascismo si organizzava apertamente aggredendo, accoltellando e assassinando per le strade compagni/e e chiunque non fosse allineato alla loro infame mentalità. Se pensano di cavalcare l’onda per accaparrarsi qualche voto utile alla loro misera esistenza, hanno sbagliato di grosso!

Forza Nuova nelle ore seguenti all’omicidio, in un ignobile tentativo di camuffare la realtà ha diffidato chiunque ad associare al partito i cinque assassini.
Il camerata bastardo Federico Perini si è presentato alle ultime amministrative come candidato del partito neofascista di Forza Nuova!!
Chi parla di antifascismo solo in termini di cultura contro la violenza è in malafede come chi considera questi infami atti solo fenomeni sociologici di disadattamento giovanile. L’antifascismo è culturale ma anche pratica quotidiana nelle scuole, nei posti di lavoro e nelle strade.

Il tempo delle parole è finito.

Antifascisti/e veronesi.
Concentramento ore 15:00 del 17 Maggio Stazione Porta Nuova Verona

 

MANIFESTAZIONE TORINO

 

assemblea free palestine

“Gaza collasserà – ha dichiarato il presidente del Comitato popolare contro l’assedio, Jamal al-Khoudari – e questo è colpa del mondo intero. Si devono intraprendere azioni immediate per esercitare pressioni sull’occupazione, affinché si ponga fine alla crisi”.

La situazione in cui versa la popolazione palestinese si aggrava di giorno in giorno: dall’assedio/embargo contro la striscia di Gaza alle incursioni aeree e di terra dell’esercito israeliano in tutti i territori occupati, dalla costruzione del Muro dell’Apartheid alle condizioni di vita dei profughi e dei palestinesi residenti in Israele, le autorità israeliane commettono continui crimini di guerra e contro i diritti civili, ignorando decine di risoluzioni dell’ONU e costringendo milioni di persone in condizioni di vita disastrose.
Ogni giorno i soldati ai Check-Point impongono umiliazioni ad anziani, donne e bambini, riducendo il tempo quotidiano a disposizione dei palestinesi per lavorare, studiare, fare politica, progettare il futuro. La penuria e in molti casi l’assenza di viveri e combustibile produce una situazione di povertà intollerabile, mentre le condizioni igieniche nei campi profughi continuano ad essere raccapriccianti.
Israele attua un vero e proprio politicidio – il tentativo di distruggere la soggettività sociale e politica stessa palestinese, anche con episodi di pulizia etnica – nei confronti di una popolazione smembrata, umiliata, oppressa, occupata. Ai palestinesi viene impedita ogni forma di organizzazione e di resistenza, di dissenso e di manifestazione. E’ sufficiente la protesta più pacifica perché l’esercito usi i lacrimogeni o spari sulla folla, mentre ogni azione militante viene punita con rappresaglie di massa. E’ la contabilità macabra e razzista delle guerre del XXI secolo: per un morto o un prigioniero israeliano dovranno morire o essere arrestati centinaia di palestinesi o libanesi.

In questo contesto di brutale prevaricazione, le istituzioni internazionali tacciono, la stampa dei paesi occidentali censura e minimizza, i governi europei e nordamericani stipulano e rinserrano alleanze economiche, diplomatiche e militari con i governi israeliani. Neanche le armi non convenzionali e le scandalose distruzioni causate dalla guerra contro il Libano del 2006 impedirono a tutti i governi del G8 di proclamare la loro fedeltà all’alleato di ferro in medioriente.
Secondo la stessa logica, le istituzioni italiane si schierano apertamente ad ogni livello: dal Presidente della Repubblica ai governi di questi anni, dalle istituzioni locali a quelle militari o commerciali, l’alleanza strategica con Israele non viene mai messa in discussione, nonostante il tributo di sangue della popolazione palestinese. Da Silvio Berlusconi a Walter Veltroni, da Sergio Chiamparino a Giuliano Ferrara, da Gianfranco Fini ai principali giornalisti televisivi e della carta stampata, nessuno si sottrae al rito della solidarietà incondizionata alle politiche del grande alleato, rinnovato anche dalla parte più conformista del ceto intellettuale; e un Berlusconi raggiante per la vittoria elettorale annuncia che il primo viaggio diplomatico del nuovo governo avrà come meta Israele.

Come se non bastasse, in quest’anno in cui i palestinesi vivono il lutto nel presente e nella memoria – il sessantesimo anniversario della guerra del 1948 – una delle più grandi iniziative culturali d’Europa, la Fiera internazionale del libro di Torino, sceglie di invitare Israele come “ospite d’onore”, come ha già fatto quella di Parigi. Nonostante gli appelli internazionali di scrittori e intellettuali di tutto il mondo, molti dei quali palestinesi ed anche israeliani, a revocare questo invito e a chiedere di sostituirlo con la dedica a una pace giusta, il Comune di Torino ha voluto confermarlo.
Una scelta precisa, una scelta politica, una scelta di parte: non solo per quello che succede oggi in Palestina, ma perché il ricordo degli eventi del 1948 si risolve in una “celebrazione” della Nakbah, la “catastrofe” per il popolo palestinese. 850.000 profughi in fuga, 531 villaggi distrutti, decine di migliaia di morti, e un immane lascito di sangue e violenza. In molti hanno chiesto, esterefatti, dalle società arabe e di tutto il mondo: che cosa c’è da celebrare, da “mettere in vetrina”, da festeggiare?

In questo mondo di guerra globale permanente anche la cultura è militarizzata, anche gli scrittori devono indossare l’elmetto: è il prezzo che chiedono le istituzioni politiche dei paesi in guerra in cambio di carriera, fama e denaro. Ma per i senza fama e i senza denaro, per i senza terra e i senza pace, quale ospitalità, quale onore? Per la memoria dei vinti, dei perseguitati e degli oppressi, in Palestina come in tutto il mondo, quale scranno è stato allestito?
Ancora una volta spetta ai movimenti sociali e internazionalisti, ai semplici cittadini, ai lavoratori e agli studenti, anche su sollecitazione degli appelli che giungono dalla Palestina, prendere parte per chi subisce la barbarie della guerra e le infamie del dominio globale capitalista. Per questo è ora di scendere in piazza a Torino e raggiungere con la nostra protesta il Lingotto, sede della Fiera del libro, per pretendere:

– La fine dell’embargo israeliano e delle sanzioni USA e UE contro la striscia di Gaza
– La fine dell’occupazione militare dei territori
– La distruzione del Muro dell’Apartheid
– Il rispetto della dignità e dei diritti dei palestinesi che vivono all’interno dei confini israeliani
– Il diritto al ritorno di tutti i profughi
– La liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi

Nel denunciare inoltre le politiche autoritarie e militariste di Israele, e le difficoltà che in quel paese incontrano coloro che fanno propria una cultura politica o una memoria storica differente da quella ufficiale, manifestiamo per:

– La fine dell’alleanza diplomatica, economica e militare tra Italia e Israele
– Politiche culturali che accolgano la memoria e le ragioni degli oppressi e la critica degli oppressori
– La piena agibilità politica, in Israele, per i movimenti contro la guerra e l’occupazione
– La piena ed effettiva libertà di ricerca storica nelle università israeliane
– La liberazione di tutti i renitenti israeliani alla leva militare

ISRAELE NON È UN OSPITE D’ONORE!
PALESTINA LIBERA!

CONCENTRAMENTO CORSO MARCONI
TORINO – H 14
10 MAGGIO 2008

ASSEMBLEA FREE PALESTINE – TORINO

Free the knowledge

È veramente necessario incrementare il numero di immatricolati, il numero di laureati e il numero dei corsi di laurea per incrementare il prestigio dell’università italiana?

Con i provvedimenti della fine degli anni Novanta (e successivi, alcuni sono ancora in fase di elaborazione, altri sono stati approvati nel silenzio dei mezzi di comunicazione), tesi ad adeguare l’università italiana agli standard europei, attraverso l’introduzione di un modello anglosassone, abbiamo assistito alla demolizione definitiva delle barriere che potevano proteggere i Saperi dal Mercato trasformandoli in merce.

Il nostro giudizio è inscindibile dalle constatazioni sul valore intrinseco del Sapere, le conoscenze e le competenze in una disciplina come un fine (l’apprendimento della stessa) e non come mezzo per la produzione di capitali appannaggio di poche persone. Un esempio è la deriva tecnologica che non pone come obiettivo un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita ma, piuttosto, la creazione di prodotti più accattivanti o la proliferazione dell’apparato bellico.

Uno dei tanti slogan con cui i vari ministri, impegnati nelle modifiche all’università, hanno riempito gli spalti della democrazia, è la garanzia del conseguimento di un titolo di studio da spendere nel mercato del lavoro; se questo fosse un buon proposito, andrebbe comunque a inficiare il progetto di abolire le gerarchizzazione in base ai “dott. e ing.” (quest’idea dovrebbe essere contenuta nelle riforme della scuola dell’obbligo). Tuttavia la produzione di laureati non aiuta gli stessi a inserirsi in un contratto di lavoro remunerativo (infatti precarietà, collaborazioni a progetto e contratti a termine sono al nostro orizzonte), anzi perpetra l’annichilimento delle Università e lo svuotamento dei Saperi. Se, da un lato, è presente la necessità di acquisire le capacità per intraprendere una carriera lavorativa, dall’altro non è accettabile la rinnovata condizione di subordinazione.

L’Università riveste un ruolo centrale per addestrare giovani brillanti menti a sfruttare le proprie capacità per produrre informazioni utili, conoscenze innovative e idee originali, queste merci, inseparabilmente dal loro creatore, generano profitto in questo nuovo Mercato, dove la vendita di servizi, il marketing e la Ricerca e Sviluppo si basano su forza-lavoro depositaria di Sapere. Una laurea in tre anni, un lasciapassare per il mercato del lavoro, gli atenei sfornano, ogni centottanta crediti, nuovi impiegati tanti dottori, tanti vettori di conoscenza che viene impiegata nella nuova economia, quella delle holding finanziarie e dei telefoni cellulari di nuova generazione.

Il prestigio di un’università non si classifica in base ai contratti con le imprese o all’incremento della percentuale dei laureati, piuttosto sull’approfondimento degli insegnamenti, sulla capacità dei docenti e sulla preparazione degli studenti. L’attuale sistema di formazione superiore non prevede spazi di libera espressione per quanti ne sentano il bisogno e non ne incentiva nemmeno lo sviluppo, secondo gli standard internazionali è più utile che lo studente sia immediatamente produttivo e prenda parte attiva nella capitalizzazione del Sapere.

NON VOTARE! VAI AL MARE!

Le elezioni politiche si avvicinano e nell’infuriare della campagna elettorale i politici si affannano per conquistare il voto degli ultimi indecisi. In questo clima di apparente fervore politico il cittadino si sente coinvolto e spinto a prendere una posizione che si dovrebbe in teoria concretizzare nel voto. 

 

Il sistema di potere cerca di creare l’illusione che questo sia l’unico strumento di azione politica perché il solo fine del potere è quello di riprodursi legittimando se stesso e l’unico strumento che ha per farlo è il voto dei cittadini. Un potere che si dichiara democratico e che non riceve questa legittimazione è un potere debole fondato sul niente. 

 

NON VOTARE SIGNIFICA DELEGITTIMARE IL POTERE, e questo è l’unico modo per distruggerlo.

 

Il sistema della delega si regge sul principio della rappresentanza: io delego a chi credo mi rappresenti il mio potere decisionale di cittadino. L’impossibilità di avere una reale rappresentanza di se stessi e il vuoto di partecipazione politica attiva che sta alla base di questo sistema genera il distacco tra il paese reale (i votanti) e il potere che lo governa (i votati), mostrando il vero volto di questo sistema apparentemente democratico.

 

La delega data solo per prendere una posizione è la più grossa presa per il culo, infatti nel momento in cui il cittadino affida il suo voto ad un partito ha terminato l’espletazione del suo potere, senza assolutamente partecipare in modo attivo o propositivo alle scelte che vengono prese dai delegati che in teoria dovrebbero rappresentarlo, la “democrazia” viene così limitata ad un vuoto atto di fiducia nei confronti di un volto o un simbolo.

 

La critica al sistema della rappresentanza ed al potere che su di esso si basa va oltre la constatazione della desolazione e dell’appiattimento ideologico del panorama politico odierno e si colloca al di fuori dello sterile dibattito elettorale.

 

IL NON VOTO è PIù POLITICO DI QUANTO NON LO SIA IL VOTO PER UN QUALUNQUE SIMBOLO O VOLTO, in quanto esprime tutto il disagio di coloro che non riconoscono come legittimo un potere coercitivo creato sulle spalle e le speranze della gente e asservito all’interesse del capitale.

 

 

 

IL RICHIAMO DELLA PIAZZA…INASCOLTATA!

 

La nascita di una realtà politica pensante tra gli studenti fa paura e da fastidio è per questo che la burocrazia e le forze dell’ordine ostacolano e ostracizzano puntualmente la visibilità e    lo sviluppo delle varie realtà (esempio ne dà il trattamento riservato al CUA).

Il fare pretestuoso e cavilloso mostrato dalle istituzioni rende manifesta l’intenzione di rendere difficile l’espansione e l’attività politica. 

L’attenzione mostrata nei nostri confronti fin dalla nascita si contrappone in modo evidente e sconcertante alla trascuratezza ed al disinteresse mostrati nei confronti di realtà di colore politico anticostituzionale e violento (FORZA NUOVA). Sembra danneggiarci la nostra collocazione extra-parlamentare, che non ci permette di avere un partito alle spalle e voci che contano all’interno delle istituzioni.

Questo atteggiamento ci rattrista, ma anche se non ci stupisce continua ad indignarci, la normalità di questi comportamenti delle istituzioni non è accettabile.

 

OGGI MOLTE DELLE COSE CHE VOLEVAMO FARE: MUSICA, APERITIVO, CONTROINFORMAZIONE VENGONO OSTACOLATE DALL’AZIONE CONDOTTA DALLE ISTITUZIONI. 

 

MA NOI CI SIAMO! RIVENDICHIAMO IL NOSTRO DIRITTO AD ESISTERE! 

DIAMO UNA RISPOSTA POLITICA ALL’AZIONE POLITICA SCORRETTA MESSA IN ATTO CONTRO DI NOI.

 

COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO

Mercoledì 9 aprile

GRAZIE ALLA “BENEVOLENZA” DELLE AUTORITA’ LA FESTA DI MERCOLEDì 9 APRILE SI TRASFORMERA’ IN UN PRESIDIO-RISPOSTA AI MANCATI PERMESSI.

RITROVO ALLE 18.00 IN PIAZZA DELLE TRE TORRI

 

PORTATEVI UNA BOZZA DI VINO E UNO STRUMENTO…

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inaugurazione anno accademico 2008

MA COS’E’ ‘STA COSA
LA NOSTRA UNIVERSITA’ ?!?

Eccoci di nuovo qua, ad inaugurare un nuovo anno accademico (1183° dal capitolare di lotario e 647°dall’istituzione dello studium generale – recita il programma ufficiale).
Ma cosa ci sarebbe di nuovo? A noi pare la solita, ennesima vetrina con la solita cerimonia fine a se stessa, utile solo al rettore e ai baroni per autocelebrarsi e celebrare senza pudore il loro sistema di potere e privilegi chiamato università.
Tuttavia, questa volta vale la pena di entrare un minimo nel merito del bestiario che ci verrà – ahinoi!– propinato.
Per cominciare il vicepresidente di turno della commissione europea (franco frattini), il superospite che blatererà frasi di circostanza in aula magna.
Un losco figuro che, in nome della paranoia da terrorismo globale, è pronto ad aprire l’occhio vigile del Grande Fratello sui siti internet che diffondono informazioni “potenzialmente pericolose” (categoria – insieme a quella di terrorismo – dai contorni molto sfumati) e sui dati dei passeggeri degli aerei in arrivo e transito in europa. Per dirla con benjamin franklin: “Chi è pronto a rinunciare alle proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.”
Inoltre frattini è stato censurato a larga maggioranza (306 sì, 86 no e 37 astenuti) dal parlamento europeo per le sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano «Il Messaggero» (2/11/07), in seguito all’assassinio di Giovanna Reggiani, all’adozione del decreto espulsioni e all’aggressione squadrista di alcuni romeni a Roma: per rispondere al problema sicurezza quello che a suo avviso “si deve fare è semplice: si va in un campo nomadi a Roma […] e a chi sta lì si chiede “tu di che vivi?”. Se quello risponde “non lo so”, lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea.
Semplice e senza scampo”.
Sorge spontanea una domanda: uno personaggio che sostiene apertamente la deportazione delle persone sgradite al salotto buono della fortezza europa, cosa avrà mai da insegnare in un’università? Come tacere, poi, della lapide in marmo per ricordare… la visita di papa razzingher a pavia? La cosa si commenta da sola. E a nostro umile parere si merita un solo, lapidario commento: vergogna! Pavia, feudo vaticano in terra lombarda, cerca di riparare alla “terribile offesa” della Sapienza affannandosi a dimostrare come non tutte le università caccino il papa a pedate nel sedere.
Ma qualcuno ha sbagliato i calcoli: i papa-boys non abitano più qui!
Infine vogliamo ricordare le recenti gesta dei professori di scienze politiche, colpevoli d’aver bloccato nell’ultimo consiglio di facoltà la protesta degli studenti contro le modifiche alle modalità d’iscrizione agli appelli (modifiche che hanno introdotto a tradimento e senza nessuna discussione il salto d’appello). E’ solo l’ultimo tassello di un disegno più ampio, che vuole un’università impostata su tutto tranne che sui bisogni, i ritmi, le necessità degli studenti.
Siamo qui adesso contro tutto questo.
Siamo qui adesso per guastare la festa a tutti quelli che dall’università succhiano potere, soldi e prestigio, e che ignorano e ostacolano gli studenti.
Siamo qui adesso per ribadire che noi, gli studenti, la parte più genuina e critica di questa istituzione ingessata che cade a pezzi, non siamo più disposti a fare da spettatori.

L’UNIVERSITA’ E’ COSA NOSTRA!
Collettivo Universitario Autonomo
PS: diamo appuntamento a tutt* per domani (martedì 5 febbraio h. 13 in aula 6, accanto al bar
dell’università centrale) all’assemblea indetta dagli studenti di scienze politiche per decidere le
prossime mobilitazioni sulla questione degli appelli. Portiamo solidarietà da ogni facoltà: la solidarietà
è un’arma!

Collettivo Universitario Autonomo Pavia

Riunione ogni mercoledì alle 17.00 al S.Tommaso  


La partecipazione degli studenti all’Università non si può limitare al pedissequo apprendimento e al formale conteggio dei crediti conseguiti, piuttosto, riteniamo fondamentale il libero sviluppo delle capacità critiche, quindi non può stupire la necessità di alcuni individui di condividere dei pensieri, delle idee, magari antagoniste a quelle più diffuse, all’interno di spazi autorganizzati, per il momento solo temporalmente. Questo è il collettivo degli studenti universitari di Pavia.

Il progetto è nato in autonomia, guidato dall’esigenza di riflettere sui temi più influenti sulle politiche degli atenei, come l’organizzazione degli studi o il rapporto con il mercato del lavoro. Il primo obiettivo che ci siamo posti è la realizzazione di una pubblicazione in grado di condensare efficaciemente, nei nostri limiti, una discussione sul ruolo dei Saperi nella dicotomia formazione-lavoro, partendo dal presupposto che nulla può essere preposto all’istruzione, neanche le istituzioni sedute nelle loro vetrine scintillanti e con in bocca il motto “Noi sappimo cosa è meglio per voi”. Nessuna sfilata di personaggi ritenuti importanti perchè membri di qualche partito, nessuna lezione di monarchi assoluti, nessun discorso di capi di qualche istituzione, nessun consiglio di dirigenti di qualche azienda può sostitutirsi alla crescita degli studenti, in quanto esseri pensanti e non in quanto utenti o clienti o commessi.

Talvolta questo pensiero non può essere lasciato alla carta ma sentiamo il bisogno di urlarlo o di scriverlo sulla stoffa così da avvolgere (e coinvolgere) chi non vuole darci ascolto (o darci lettura). Talvolta gli stessi studenti non sono disposti ad accogliere le nostre istanze, intorpidi da una quotinianità che non offre i giusti spunti di riflessione. E talvolta chi dovrebbe offrire degli argomenti validi di discussione, come la stampa studentesca, sottovaluta gli sforzi di quanti credono nel potere degli studenti e non nel potere dei baroni.