Mobilitazioni contro la L133

Non pagheremo noi la vostra crisi!

Da martedì sono iniziate le varie assemblee di facoltà per portare avanti la mobilitazione. Sono già iniziati dei gruppi studio sulla riforma e le sue conseguenze.

Prossimi appuntamenti:

_Martedì 28 ottobre ore 10:00 cortile petrarca ASSEMBLEA DELLE ASSEMBLEE DI FACOLTA’  e mobilitazione+notte bianca contro la l133 in università

_Giovedì 30 ottobre (luogo e ora da definire) spezzone universitario per lo sciopero generale contro le riforme

_14 novembre Manifestazione universitaria nazionale a Roma

AGGRESSIONE FASCISTA A PAVIA

16/10/08
AGGRESSIONE FASCISTA A PAVIA

Mercoledì 15 ottobre al CSA Barattolo di Pavia si è svolta una serata di musica
e   balli   contro   le   ordinanze   “anti-bivacco”,  organizzata  dal  Collettivo
Universitario Autonomo.
Fin dall’inizio sono state segnalate davanti  alla vicina sede di  Forza Nuova
continue   intimidazioni  nei   confronti  di  quanti   si   stavano  recando alla  festa.I
provocatori sono presto passati dalle parole ai fatti: costoro hanno aggredito tre
giovani pavesi, colpendone al volto uno. Quattro persone sono sopraggiunte nel
tentativo di soccorrere il  ragazzo ferito.  Gli aggressori,  dopo essersi  armati  di
spranghe, mazze chiodate e tirapugni recuperati all’interno della sede, si sono
scagliati con violenza contro gli amici dell’aggredito, colpendoli ripetutamente.
Le sette persone picchiate sono state trasportate al pronto soccorso: le prognosi
sono comprese  tra  i  3 e  i  12 giorni.  Al  sopraggiungere dei  partecipanti  alla
serata, alcuni dei vigliacchi sono fuggiti a bordo di un’auto e di un furgone, altri
si sono barricati all’interno della sede di Forza Nuova. Nonostante la tempestiva
chiamata al 113, le forze dell’ordine si sono fermate a debita distanza, lasciando
passare troppo tempo prima di intervenire.  Spontaneamente si è radunato un
cospicuo numero di persone in strada ad impedire la fuga degli aggressori. Gli agenti di polizia, che si sono interposti tra i
manifestanti   e   l’ingresso   della   sede   di   Forza   Nuova,   hanno   poi   tentato   di
disperdere   la   folla.   Il   fermo   dei   colpevoli   è   avvenuto   dopo   quattro   ore   di
estenuante trattativa, durante la quale gli agenti si sono mostrati più ostili verso
le persone accorse che verso gli aggressori forzanovisti.
Questo vile attacco è avvenuto premeditatamente, con il solo fine di intimidire
e allontanare  i giovani  universitari  da uno spazio sociale,  tra  i pochi  luoghi di
aggregazione e riflessione in città. A dimostrazione di tutto ciò vi sono la fuga
preparata ad hoc, le armi pronte all’uso e l’inusuale apertura della sede di Forza
Nuova.
Sottolineiamo che questa gravissima aggressione è stata preceduta nei mesi
passati  da  diverse   altre,   insieme   ad  atti   intimidatori  e  danneggiamenti   alla
struttura del CSA.
Ribadiamo   la   necessità   di   chiudere   definitivamente   tutte   le   sedi   di
organizzazioni nazifasciste sul territorio pavese, nonché su quello italiano.
In questo particolare momento, in cui si parla tanto di “sicurezza” e di decoro
urbano, pare assurdo che si perseguano gli studenti e i migranti che si ritrovano
nelle aree cittadine, mentre vengono ignorate organizzazioni come Forza Nuova
che, invece, rappresentano il reale problema per l’incolumità di tutte le persone.

INVITIAMO   TUTTI   GLI   ANTIFASCISTI   AL   PRESIDIO   E
ALLA CONFERENZA STAMPA CHE SI  TERRANNO OGGI
ALLE ORE 18 DI FRONTE ALLA SEDE DI FORZA NUOVA
A PAVIA in via dei Mille.

Collettivo Universitario Autonomo
Collettivo Co.r.s.a.ri.
Fattispazio
Studenti presenti alla serata

contro la legge tremonti

La legge 133, approvata ad agosto, ad università chiuse per la pausa estiva, è l’ennesimo tassello di un disegno di “riforma permanente” del sistema dell’istruzione, che prosegue da ormai una decina d’anni. A grandi linee, prevede tagli del 20% ai finanziamenti agli atenei, blocca le assunzioni e consente alle università di trasformarsi in fondazioni.

Di fronte ad uno scenario in cui l’università viene costretta dai tagli a scegliere la via della privatizzazione, con pesanti conseguenze sulla libertà di ricerca, sulla didattica e sul diritto allo studio, urge una mobilitazione che affermi la necessità di una nuova università.

Per questo, anche nell’ateneo pavese, sono previste iniziative.

Da lunedì 13 h. 9-19, per tutta la settimana, nel cortile di scienze politiche: PUNTO INFORMATIVO

Martedì 14 h. 18 nel cortile di scienze politiche: ASSEMBLEA DEL COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO

Mercoledì 15 h.18 nel cortile di scienze politiche: INCONTRO INFORMATIVO SULLA LEGGE 133

Lunedì 20 h. 14 ingresso università centrale: ASSEMBLEA D’ATENEO in contemporanea col senato accademico

danze contro le ordinanze

collettivo universitario autonomo proudly presents:
serata universitaria

dancehall raggae
against omophobia

dj milidanz

mercoledì 15 ottobre h.22 @ csa barattolo [via dei mille / pavia]

flyer dell'iniziativa

flyer dell

Zapatero vs EUSKAL HERRIA

E’ molto brutto cominciare questa piccola e superficiale analisi sulla situazione dei rapporti tra la Spagna e i Paesi Baschi dicendo che tutto il mondo è paese, ma purtroppo è così. La situazione contingente dei rapporti politici tra il governo Zapatero e il “movimento indipendentista basco” (usiamo in modo generico questa definizione che ci permette di trattare come unico soggetto le diverse e complesse realtà politiche che dentro quest’area si muovono) hanno subito un rapido tracollo dal collasso del processo di pace messo in atto dall’attuale governo spagnolo. Le cause del tracollo, sulle quali ora non voglio soffermarmi, sono però evidentemente frutto di una volontà precisa da parte del governo di nascondersi dietro ad un falso tentativo di pace per poi giustificare agli occhi dell’opinione pubblica una ritorsione violenta come mai si era vista nei confronti del movimento basco. Il raggio d’azione e la capacità di fuoco del governo sono notevolmente amplificate in un contesto in cui ogni forma di lotta sociale viene associata, in modo tanto automatico quanto voluto, all’idea di terrorismo e nello specifico di ETA. In questo modo il governo spagnolo si è potuto permettere di presentare al parlamento dell’autonomia Basca una proposta di legge atta ad eliminare dalla scena politica quei partiti legati all’ideologia socialista e comunista e perciò, considerati affini all’ETA, o per lo meno suoi “bacini d’utenza”.

Non solo Batasuna, principale partito comunista di Euskal Herria, ma anche una serie innumerevole di altri partiti minori socialisti e comunisti e cosa assai più grave, di movimenti culturali giovanili considerati pericolose fucine di Etarra, verranno messi fuori legge se il parlamento dell’autonomia Basca accetterà la proposta di legge di Zapatero, cosa che sembra molto ben disposto a fare.

Il contesto mediatico nel quale tutti questi eventi si stanno svolgendo è il cordoglio per la morte di un ufficiale dell’esercito spagnolo colpito da uno degli attacchi bomba di ETA avvenuti nella notte tra Sabato e domenica scorsi, e la conta dei danni per altre due esplosioni avvenute quasi in contemporanea sempre nella città di Vitoria, rivolti contro la banca che rappresenta il maggior interesse economico spagnolo nei Paesi Baschi. Insomma anche qui in Spagna il grado di attenzione e spettacolarizzazione gestito  dai media lavora fortemente a favore del processo di persecuzione politica che Zapatero sta mettendo in atto.

Queste poche informazioni si commentano da sole, nella Spagna democratica e liberale di Zapatero non tutti possono beneficiare delle stesse libertà. Il governo che tanti riformisti in europa salutano come il loro modello si macchia di gravissime colpe politiche e sociali nei confronti del popolo basco. Ancora una volta i compagni Baschi si trovano a combattere un governo che altri compagni chiamerebbero amico. Solo come spunto di riflessione perchè ci si chieda di chi e perchè sono amici i governi…

sceriffi

Li chiamano «sceriffi», ma i nuovi superpoteri li hanno trasformati in nemici della democrazia
Marco Bascetta

Cosa vi sarebbe di più democratico, contiguo alla nostra quotidianità, radicato nel territorio, vicino ai problemi e alle aspirazioni di chi lo abita, del governo locale? Di quei «comuni» che già nel nome stesso evocano la difesa di una comunità sociale e politica dall’arroganza di poteri lontani, astratti, predatori? Non è forse stato il «decentramento», la partecipazione popolare, il confronto ravvicinato, l’articolazione massima della sfera pubblica, una bandiera irrinunciabile del radicalismo democratico? E, tuttavia, l’ideologia contemporanea e il ceto politico italiano, che la alimenta e se ne alimenta, hanno provveduto a trasformare queste aspirazioni in un incubo, il governo locale in un formidabile dispositivo di repressione e regolamentazione delle vite.
Remoti sono i tempi in cui i comuni difendevano gli usi civici, e cioè i beni della collettività, dalle pretese dei feudatari. Semmai si tratta oggi di venderglieli o concederglieli a condizioni di massimo favore. A colpi di demagogia e procurati allarmi, dotandosi di giannizzeri ben armati e di volontari addestrati al controllo e alla delazione i governi comunali vanno trasformandosi in piccole satrapie elettive, che celano l’incapacità di migliorare la qualità dei servizi e la quantità delle risorse, dietro lo spettacolo della repressione capillare.
Il decreto Maroni, che conferisce ai sindaci poteri speciali «in materia di sicurezza» imprime a questa catastrofica deriva una spaventosa accelerazione. A infelicitare la nostra esistenza quotidiana e ridurre la libertà di tutti , soprattutto di quanti non dispongono dei mezzi per comprarsela sul mercato, non sono tanto le leggi, discusse nei parlamenti e raccolte nei codici, (sebbene anche queste facciano in molti casi la loro parte) quanto una selva di ordinanze, normative, divieti, prodotte dall’arbitrio di valvassori e valvassini della governance diffusa, sostenuta dagli interessi corporativi e particolari che la circondano e la aizzano.
Questo «potere di ordinanza» viene ora esteso oltre misura e sottratto al controllo della magistratura, ovvero all’obbligo di essere coerente con le leggi dello stato. In altre parole l’arbitrio dei sindaci può spingere la sua «creatività», come del resto quotidianamente accade, fino a imporre normative discriminatorie e limitazioni della libertà dei singoli o di determinate comunità, che contraddicono radicalmente l’ordinamento giuridico e i principi democratici. Sottraendo inoltre, chi ne cadesse vittima, a qualsiasi tutela e garanzia.
L’ «ordinanza» diviene così un atto di sovranità fuori da ogni controllo, una decretazione quotidiana e banalizzata dello stato di emergenza che consentirà di discriminare, come già sovente accade, sulla base della razza, della religione, del censo, dell’età, del sesso o delle inclinazioni sessuali, infischiandosene dei principi e delle leggi. Gli esempi offerti dalla cronaca sono innumerevoli. Dai comuni che vietano la residenza a chi non disponga di un reddito superiore a una determinata cifra, a chi mette una taglia sulla cattura degli immigrati clandestini, a chi, come l’ineguagliato sindaco di Verona Flavio Tosi, fra molte altre nefandezze, privilegia nelle graduatorie per gli asili nido le coppie sposate ad alto reddito rispetto a quelle conviventi a basso reddito, fino alla guerra diffusa contro le moschee e gli insediamenti rom. E così di seguito ogni primo cittadino, senza freni o impedimenti, potrà conformare la vita cittadina alla sua personale concezione di legge e ordine, al suo proprio catechismo ideologico.Proibire, per esempio, che nei parchi pubblici si «sosti» nottetempo in più di due persone (Novara). È il federalismo della repressione, la fine dell’eguaglianza dei diritti.
Chiamare questi «amministratori» sceriffi non è sbagliato: sembrano usciti da un western di serie c. E poiché eletti, come gli sceriffi, i sindaci sono sospinti ad assecondare gli umori della maggioranza. In assenza di vincoli e tutele ci vuol poca fantasia a indovinare che le prime vittime delle loro ordinanze saranno le minoranze: rom, stranieri, omosessuali, turisti squattrinati e «irregolari» d’ogni razza e colore.
E la sicurezza, quel bene supremo, quella magica parola né di destra, né di sinistra, che corre sulla bocca di tutti? Della prostituzione, della mendicità, dei lavavetri, degli scarabocchioni che imbrattano i muri, dei venditori ambulanti si può pensare quello che si vuole, ma non certo che attentino alla sicurezza di qualcuno, che costituiscano un’emergenza tanto grave da legittimare la truce demagogia dei sindaci e l’estro repressivo degli assessori. La sicurezza, in questo caso, è una parola menzognera e un colossale imbroglio.
I sindaci dei comuni italiani, con poche distinzioni tra destra e sinistra, stanno avviandosi a diventare i nemici più insidiosi della democrazia e della libertà dei singoli; signorotti locali, circondati da corti voraci e applauditi da corporazioni egoiste e abbarbicate ai propri privilegi. Tutti ispirati da quel principio guerrafondaio e discriminatorio che considera un territorio come proprietà privata degli «autoctoni» e lo riorganizza in conseguenza come quei condomini di ricchi statunitensi in cui la Costituzione è sospesa e le guardie private garantiscono, con metodi spicci e senza impedimenti, l’ordine condominiale.
Le nostre città rischiano così di diventare tante piccole e grandi Dogville, quella comunità ipocrita e feroce, sorridente e carogna, descritta in un illuminante film di Lars von Trier.
Il partito dei sindaci è un vero incubo. Forse è arrivato il momento di organizzare una brigata volontaria di caschi blu, o rossi, o verdi, che si assuma il compito di esportare la democrazia e i più elementari principi di civiltà a Verona, Novara, Treviso, Padova, Salerno, Bologna, Firenze, Vicenza, Roma, Milano e molti altri luoghi. Una forza d’interposizione tra i giannizzeri municipali e le loro vittime di turno. Una guerra umanitaria contro la cattiveria e la stupidità.

CLORO AL CLERO, DIOSSINA ALLA DC…

Rivendichiamo la nostra gioventù! 

In questi giorni si sta svolgendo dall’altra parte del mondo, nella ridente cittadina di steak & kidney (vocabolo in Cockney con influenza australiana, leggasi Sidney), l’ormai celeberrima WYD. Il sibillino e presuntuoso acronimo si arroga il diritto di rappresentare, in espressione di cattolica vaghezza, il plenum di individui compresi tra la fanciullezza e la maturità (leggasi gioventù).

Vogliamo ora, con la forza infusa in noi da SS (casuale ed ambiguo acronimo di, leggasi ironicamente,Spirito Santo o Santo Spirito), condurre il lettore attraverso un’elucubrazione sul termine GIOVENTU’.

Arrogansi i loschissimi figuri in bianca o nera divisa, il diritto di chiamare a sè una folla di pellegrini delirantemente esultante, confusamente veneratrice di falsi simboli di odio e miseria culturale. Imbevuti di religioso ardore acclamano un vecchio agonizzante (ben consci della pinguedine del Santo Padre, adottiamo speranzosi l’aggettivo fuor di parentesi) intenzionato a restaurare un’istituzione obsoleta appellandosi a pratiche e culti oscurantisti di hitleriana memoria (nonché ampiamente cassati dal verdetto della storia).

Se già dal sommo pontefice nulla di più o di meglio ci si potrebbe attendere, ben altra nostra considerazione investe i giovani che ai di lui piedi si recano osannanti. La consapevolezza che le triviali esigenze dei succitati Ggiovani (avremmo voluto agevolarvi la lettura inserendo la trascrizione fonetica della parola ma la nostra sostanziale incapacità nell’utilizzo del mezzo telematico si palesa in siffatte carenze) non sono in fondo tanto dissimili da quelle dei giovani normali (in cui gli scriventi  si riconoscono e si immedesimano) e non si manifestano in diversi modi dal bere, fumare, chiavare, stare in compagnia, ci chiediamo: PECCHè!?

Pecchè definirsi papa-boyz e far accorrere mestieranti del più antico lavor del mondo da tutta la terra dei canguri?

Pecchè un personaggio come Bagnasco deve rompere il cazzo anche dalla più estesa terra emersa dell’emisfero australe?

Ma soprattutto, è la gioventù mondiale che accorre ai piedi del Padre o sono solo una sparuta minoranza di fondamentalisti cattolici?

La risposta alla prima domanda è: IPOCRISIA

La risposta alla seconda domanda è: in quanto Grande Capo (augh!) della CEI sta solo svolgendo le sue routinarie mansioni di rompikazoo.

La risposta alla terza domanda è:

Noi che giovani siamo e giovani rivendichiamo d’essere, non ci riconosciamo nei modelli che la Chiesa vuole imporre su di noi.

Noi che giovani siamo misconosciamo Dio e il potere economico che dietro il suo nome si nasconde.

Noi che giovani siamo riteniamo controproducente ed insensato consegnare nelle mani di porporati che nulla sanno di gioventù le nostre immacolate coscienze.

Noi che giovani siamo non abbiamo bisogno della chiamata di un vecchio per unirci, stare in compagnia, bere, fumare, chiavare (per quest’ultima operazione la presenza di un qualsivoglia vecchio è anzi caldamente sconsigliata).

Noi che giovani siamo sognamo un mondo senza Padri e con meno padri inconsapevoli resi tali da strane paure nei confronti di metodi contraccettivi & affini.

Noi che giovani siamo vogliamo un mondo senza Dei.

Buon raduno mondiale del Giovane a tutti.

UNA SEMPLICE PROPOSTA

Car* student*, car* precari*,

ultimamente l’atmosfera pavese è più triste del solito: via Siro Comi deserta alle 23.00, il permesso per l’uso di piazza San Marino ritirato improvvisamente dal comune, il “magnifico” rettore che ha negato gli spazi dell’ateneo per i concerti dell’University Music Festival, i borghesi residenti in centro che per malafede o isteria (o forse per entrambe…) fanno presidiare Radio Aut dagli sbirri durante lo svolgimento di una semplice assemblea, manco ci fosse Bin Laden in persona… tutte cose che ci fanno capire che Pavia non è una città per giovani, a partire dall’agibilità degli spazi pubblici.

E non crediate che ci siano i margini per sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina sui nostri problemi: per la maggioranza dei pavesi la presenza di student*/precar* è tollerata solo finché si tratta di pagare affitti ed iscriversi all’università, guai ad avere altre esigenze dopo le 8 di sera. Ma questo è un falso problema: la vera sfida è far capire ai giovani orfani dei loro spazi che la situazione può essere cambiata da loro stessi, senza delegare nessun politico o chissà quale “generoso” figuro. Basta solo volerlo…e autorganizzarsi.

E fin qui niente di nuovo. Qual è la proposta, quindi?

Semplice. Generalizzare, estendere a macchia d’olio la modalità scelta per questa assemblea di mercoledì 18 giugno: prenderci una piazza o una strada centrale, senza chiedere permesso a nessuno, senza menate burocratiche, per liberare spazi e creare socialità, il diritto che ci viene oggi negato. E ancora: dobbiamo essere scaltri, perché sappiamo i rischi che ci attendono a livello di eventuali denunce e/o rompiture di coglioni da parte delle forze dell’ordine e delle autorità.

Dobbiamo quindi muoverci in maniera fluida, imprevedibile e imprendibile, senza un luogo fisso ma vagando in modo creativo e conflittuale nel centro. Le modalità sono le più diverse, perché la nostra voglia di spazi non ha limiti: critical mass, botellón, spettacoli teatrali improvvisati in strada, partite di calcetto, reading poetici, concerti volanti, battaglie di cuscini e chi più ne ha più ne metta, purché ci si muova in fretta, prima della torbida estate pavese, che narcotizza le coscienze e normalizza tutto nella quiete consumistica dei saldi…

Naturalmente questa è solo una prima contro-mossa immediata, nei prossimi mesi ci sarà da costruire un percorso più lungo e articolato.

IL FUTURO E’ QUI E COMINCIA ADESSO!

Collettivo Universitario Autonomo

http://collettivopavia.wordpress.com

PS: Non c’è solo la lotta per gli spazi sociali! Ricordiamo due appuntamenti antifascisti: (1) stasera h 21 in aula magna proiezione di “Nazirock”, documentario su Forza Nuova; (2) domani h 15 nel cortile del bar dell’università centrale Presidio antifascista autorganizzato. C’è bisogno di una presenza forte e attenta: vieni e porta i tuoi amici!

Comunicazione di servizio: trasferimento assemblee

con l’avvicendarsi della bella stagione abbiamo abbandonato l’austera aula studio del palazzo san tommaso per trasferirci nei più gioiosi cortili della facoltà di scienze politiche, nell’università centrale.

l’assemblea settimanale del CUA ha quindi luogo ogni MERCOLEDI’ alle 17.00, nel cortile sforzesco di scienze politiche (adiacente a quello del bar). dirigetevi dove vedete un accrocchio di persone…

venite a trovarci, ma con una limitazione: astenersi digos e perditempo!

Presidio Antifascista

NO PASARAN!
In risposta alla vile aggressione di Forza Nuova contro i ragazzi dei collettivi della Sapienza di Roma
In risposta al brutale assassino di Nicola a Verona, massacrato di botte per aver negato una sigaretta
In risposta al raid squadrista contro negozi gestiti da migranti al quartiere Pigneto di Roma
Contro il clima di crescente razzismo verso il popolo Rom e verso tutti i migranti
Contro l’ennesimo “pacchetto sicurezza” repressivo e xenofobo
Contro la presenza di Forza Nuova nella città di Pavia, colpevole del recente attacco al CSA Barattolo

RIPRENDIAMOCI I NOSTRI SPAZI!
PRESIDIO ANTIFASCISTA AUTORGANIZZATO

In università centrale – cortile del bar
Giovedì 19 giugno 2008
Ore 15.00

Uno spazio liberato per mettere in comune le nostre riflessioni e le nostre idee.
Strumenti musicali e voglia di cantare sono i benvenuti!

Student* Antifascist*