Free the knowledge

È veramente necessario incrementare il numero di immatricolati, il numero di laureati e il numero dei corsi di laurea per incrementare il prestigio dell’università italiana?

Con i provvedimenti della fine degli anni Novanta (e successivi, alcuni sono ancora in fase di elaborazione, altri sono stati approvati nel silenzio dei mezzi di comunicazione), tesi ad adeguare l’università italiana agli standard europei, attraverso l’introduzione di un modello anglosassone, abbiamo assistito alla demolizione definitiva delle barriere che potevano proteggere i Saperi dal Mercato trasformandoli in merce.

Il nostro giudizio è inscindibile dalle constatazioni sul valore intrinseco del Sapere, le conoscenze e le competenze in una disciplina come un fine (l’apprendimento della stessa) e non come mezzo per la produzione di capitali appannaggio di poche persone. Un esempio è la deriva tecnologica che non pone come obiettivo un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita ma, piuttosto, la creazione di prodotti più accattivanti o la proliferazione dell’apparato bellico.

Uno dei tanti slogan con cui i vari ministri, impegnati nelle modifiche all’università, hanno riempito gli spalti della democrazia, è la garanzia del conseguimento di un titolo di studio da spendere nel mercato del lavoro; se questo fosse un buon proposito, andrebbe comunque a inficiare il progetto di abolire le gerarchizzazione in base ai “dott. e ing.” (quest’idea dovrebbe essere contenuta nelle riforme della scuola dell’obbligo). Tuttavia la produzione di laureati non aiuta gli stessi a inserirsi in un contratto di lavoro remunerativo (infatti precarietà, collaborazioni a progetto e contratti a termine sono al nostro orizzonte), anzi perpetra l’annichilimento delle Università e lo svuotamento dei Saperi. Se, da un lato, è presente la necessità di acquisire le capacità per intraprendere una carriera lavorativa, dall’altro non è accettabile la rinnovata condizione di subordinazione.

L’Università riveste un ruolo centrale per addestrare giovani brillanti menti a sfruttare le proprie capacità per produrre informazioni utili, conoscenze innovative e idee originali, queste merci, inseparabilmente dal loro creatore, generano profitto in questo nuovo Mercato, dove la vendita di servizi, il marketing e la Ricerca e Sviluppo si basano su forza-lavoro depositaria di Sapere. Una laurea in tre anni, un lasciapassare per il mercato del lavoro, gli atenei sfornano, ogni centottanta crediti, nuovi impiegati tanti dottori, tanti vettori di conoscenza che viene impiegata nella nuova economia, quella delle holding finanziarie e dei telefoni cellulari di nuova generazione.

Il prestigio di un’università non si classifica in base ai contratti con le imprese o all’incremento della percentuale dei laureati, piuttosto sull’approfondimento degli insegnamenti, sulla capacità dei docenti e sulla preparazione degli studenti. L’attuale sistema di formazione superiore non prevede spazi di libera espressione per quanti ne sentano il bisogno e non ne incentiva nemmeno lo sviluppo, secondo gli standard internazionali è più utile che lo studente sia immediatamente produttivo e prenda parte attiva nella capitalizzazione del Sapere.

da Repubblica.it: Università, cerimonie addio e la laurea arriva in un minuto

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